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Agrigento, 1960. Carlotta ha trentasei anni e la sensazione che nessuno possa restarle davvero accanto: un padre morto la notte della sua nascita, una madre fredda e distante, una bambinaia che se n’è andata troppo presto. Per difendersi dal dolore ha scelto la via della monotonia, rifugiandosi nell’Archivio notarile dove lavora. Ma un giorno, tra le carte impolverate, scopre un atto che cambia tutto: la nonna paterna aveva accusato la madre di non averla partorita, ma di averla comprata.

Da quel momento Carlotta intraprende un’indagine che la riporta indietro di decenni, fino al 1924, nella Sicilia segnata dall’arrivo del fascismo e dalle ombre della mafia. Qui incontriamo due donne: Nardina, fragile e diafana, incapace di dare un figlio al marito nobile, e Sabedda, giovane serva poverissima, che invece un figlio lo porta in grembo ma non può crescerlo. Il loro destino si intreccia attraverso un piano oscuro architettato da Bastiana, madre di Nardina, e dal campiere don Calogero.

Tra segreti familiari, silenzi, menzogne e un passato che non smette di bussare, la storia di Carlotta diventa un viaggio alla ricerca delle proprie radici, di verità nascoste e di un’identità che affonda nell’aspro e dolce simbolo dell’arancio amaro.

Come l’arancio amaro per me è stato un colpo di fulmine. Ammetto che se lo avessi approcciato in cartaceo probabilmente lo avrei abbandonato quasi subito: il siciliano fitto di espressioni, modi di dire, parole sconosciute avrebbe reso la lettura poco scorrevole e un po’ troppo impegnativa. Ma l’ho ascoltato su Audible, interpretato da Aurora Peres, e credo che sia stata lei la chiave per farmi entrare davvero in questa storia. La sua voce, le intonazioni, il colore che ha saputo dare ai dialoghi in dialetto, hanno reso tutto comprensibile e al tempo stesso più autentico.

Il romanzo è lungo, denso, a tratti impegnativo, ma bellissimo. Milena Palminteri riesce a intrecciare le vicende private delle protagoniste con la grande storia della Sicilia, restituendo un affresco potente e malinconico insieme. Le figure femminili che lo abitano – Carlotta, Nardina, Sabedda – sono donne complesse, segnate da limiti e ingiustizie, ma anche capaci di resistere e, a modo loro, di lottare. Non sono eroine perfette, ma personaggi veri, con ferite profonde e desideri spesso irrealizzabili.

Oltre alle descrizioni vivide dei luoghi, che restituiscono la Sicilia con tutta la sua bellezza e durezza, ciò che mi ha conquistata davvero è stata la storia: un intreccio costruito con maestria, che si dipana poco alla volta senza tralasciare passaggi, con un ritmo che tiene sempre viva l’attenzione. C’è anche qualche colpo di scena che sorprende e spinge ad andare avanti, e la trama non risulta mai scontata. È uno di quei romanzi che ti catturano e ti fanno desiderare di scoprire come andrà a finire.

Un’altra cosa che mi ha colpito è stata la sensazione di immersione totale: l’odore acre degli agrumeti, i vicoli polverosi, la durezza delle tradizioni e del patriarcato, il peso del silenzio e dell’omertà. L’arancio amaro, con i suoi frutti aspri ma fecondi, è la metafora perfetta di questo romanzo: una storia che unisce dolore e speranza, mancanza e riscatto.

È un libro che richiede attenzione e disponibilità emotiva, ma se ci si lascia catturare, regala pagine che lasciano il segno e un intreccio che rimane nella mente e nel cuore anche dopo l’ultima parola. Per me è stata un’esperienza intensa, che mi ha emozionata profondamente e che consiglio a chiunque abbia voglia di farsi travolgere da una storia grande e coraggiosa, capace di dare voce a donne che troppo spesso sono state lasciate indietro.

COME L’ARANCIO AMARO

  • di Milena Palminteri
  • Editore: Bompiani
  • Pubblicazione: giugno 2024
  • Pagine: 448
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