Vai al contenuto principale

Aosta, febbraio. Fa freddo, c’è neve e Rocco Schiavone, come sempre, considera il clima valdostano una delle tante offese personali che la vita continua a infliggergli. Ma questa volta il freddo sembra essere anche dentro di lui.

Gabriele si è trasferito a Milano, il rapporto con Sandra Buccellato non è riuscito a diventare ciò che forse avrebbe potuto essere e Rocco continua a vivere in quella condizione sospesa che lo accompagna ormai da tempo: circondato da persone, eppure profondamente solo.

A preoccuparlo c’è soprattutto Sebastiano. L’amico di sempre continua a essere ossessionato da Enzo Baiocchi, l’uomo che ha ucciso sua moglie Adele. Rocco conosce Sebastiano da una vita: insieme a Brizio e Furio appartiene a quel gruppo di amici romani che per lui rappresenta qualcosa di molto simile a una famiglia. Proprio per questo sa che quella sete di vendetta potrebbe portarlo molto lontano.

Mentre il passato continua a ripresentarsi, ecco un nuovo caso.

La vittima è Sofia Martinet, una professoressa in pensione, storica dell’arte di fama internazionale e grande studiosa di Leonardo da Vinci. Viene trovata morta nel proprio appartamento, colpita alla testa con un oggetto pesante. A prima vista è difficile capire perché qualcuno abbia voluto ucciderla. Sofia Martinet ha trascorso gran parte della propria vita tra studio, ricerca e università e, arrivata ormai alla pensione, non sembra il tipo di persona intorno alla quale possano accumularsi minacce o affari oscuri. Per Rocco e la sua squadra diventa quindi necessario ricostruire chi fosse davvero Sofia Martinet al di là della studiosa conosciuta e rispettata da tutti.

Come sempre, Schiavone parte dalle persone. Da quelle che facevano parte della vita presente della vittima e da quelle che invece appartengono a un passato più lontano. E, procedendo nell’indagine, emerge una rete di rapporti personali e professionali molto meno lineare di quanto apparisse all’inizio. Bisogna tornare nel mondo universitario frequentato da Sofia, ai suoi studi su Leonardo, alle persone con cui aveva lavorato e alle relazioni costruite nel corso degli anni. Dietro una vita apparentemente tranquilla ecco emergere parecchie “vecchie conoscenze” non proprio amichevoli.

Ben presto l’indagine sembra imboccare una strada sorprendentemente chiara. Tutti gli elementi sembrano indicare la stessa persona: ci sono il movente, le tracce, l’occasione. Per tutti il caso sembra risolto, ma non per Rocco Schiavone.

Schiavone è un investigatore che spesso si accorge proprio delle piccole stonature: un comportamento fuori posto, una ricostruzione troppo perfetta, un dettaglio che gli altri considerano secondario. E così continuare a scavare.

Attorno a lui, nel frattempo, ritroviamo tutto il piccolo universo della questura di Aosta: Antonio Scipioni, sempre più prezioso; Michele Deruta e Domenico D’Intino, con il loro modo inconfondibile di contribuire alle indagini; Ugo Casella, la cui vita personale ha imboccato una strada nuova, e Italo Pierron, che attraversa invece un periodo più complicato e sembra essersi progressivamente allontanato da Rocco. E poi il giudice Baldi, il questore Costa, Fumagalli, Michela Gambino e gli altri personaggi che, libro dopo libro, hanno smesso di essere semplici comprimari.

Ma le vecchie conoscenze più importanti sono quelle che appartengono direttamente alla vita di Schiavone. Tra queste c’è Caterina Rispoli, la donna che ha avuto un posto importante nella sua vita e che ricompare dopo essere rimasta a lungo lontana. Il suo ritorno non è soltanto sentimentale. Caterina porta con sé informazioni destinate a mettere Rocco di fronte a qualcosa che riguarda molto da vicino il suo passato e le persone delle quali si è sempre fidato.

Perché, mentre procede l’indagine sull’omicidio di Sofia Martinet, continua a svilupparsi l’altra grande storia del romanzo: quella di Rocco, Sebastiano ed Enzo Baiocchi. È una vicenda che arriva dai libri precedenti e che qui compie un passo decisivo. Sebastiano non ha dimenticato.

Rocco sa che l’amico è disposto ad andare fino in fondo e si trova ancora una volta in quella zona moralmente ambigua che Manzini gli fa frequentare così spesso: dove finisce l’amicizia e dove comincia il dovere di un poliziotto?

Perché Sebastiano non è una persona qualunque. È suo fratello, anche se non hanno lo stesso sangue. È uno degli uomini con cui Rocco ha condiviso praticamente tutta la vita.

Non vado oltre perché da questo momento Manzini mette in moto una serie di rivelazioni che non riguardano soltanto Baiocchi e Sebastiano, ma costringono Rocco a guardare in modo diverso alcuni rapporti fondamentali della propria vita, fino a un finale che non chiude semplicemente il romanzo, al contrario, apre una ferita enorme.

Con Rocco Schiavone per me ormai succede una cosa particolare: non apro un suo romanzo soltanto per scoprire chi è stato ucciso e chi è l’assassino, voglio sapere come sta lui, il vicequestore decisamente sui generis, ma voglio sapere anche come stanno tutti gli altri e cosa è successo dall’ultima volta nella vita di ciascuno di loro.

Avendo già letto i libri precedenti della serie e avendoli apprezzati molto, con Vecchie conoscenze ho avuto ancora più chiaramente questa sensazione: è come tornare in un posto che conosci.

Solo che con Manzini non è detto che ritrovare persone conosciute sia necessariamente una buona notizia.

In questo libro, le vecchie conoscenze sono dappertutto: sono quelle di Sofia Martinet, perché per capire la sua morte bisogna ricostruire anche ciò che appartiene al suo passato, ma sono soprattutto quelle di Rocco Schiavone che ormai sono diventati dei coprotagonisti.

Ognuno continua ad avere una vita anche quando Rocco non lo guarda, e questa è una delle cose che mi piacciono di più della serie. Dopo tanti libri sarebbe difficile continuare a credere a un protagonista immobile, circondato da personaggi altrettanto immobili. Qui il tempo passa per tutti: le persone cambiano, i rapporti si modificano, qualcuno cresce, qualcuno si perde, qualcuno sorprende.

E Rocco Schiavone, che apparentemente vorrebbe che tutto restasse esattamente dove l’ha lasciato, deve continuamente fare i conti con questi cambiamenti.

Rocco Schiavone continua a essere uno dei personaggi del giallo italiano che trovo più interessanti proprio perché non è costruito per risultare simpatico; può essere arrogante, scorbutico, sgradevole; ha un rapporto con le regole quantomeno elastico e non è certo un modello di poliziotto. Eppure possiede un senso della giustizia fortissimo, anche quando non coincide esattamente con quello previsto dal codice. E soprattutto è terribilmente fedele: agli amici, alle persone che ha amato, a volte perfino quando quella fedeltà gli fa male.

Ed è proprio qui che Vecchie conoscenze diventa qualcosa di più di un buon giallo, perché mette alla prova questa fedeltà; infatti Rocco si trova costretto a mettere in discussione proprio alcune delle persone sulle quali pensava di poter contare senza farsi domande.

Le vecchie conoscenze possono essere rassicuranti, ma possono anche essere quelle capaci di ferirci più profondamente. Perché dagli sconosciuti non ci aspettiamo niente, da chi amiamo sì.

Forse più che nei libri precedenti, qui mi è arrivata forte la solitudine di Rocco: intorno a lui le vite degli altri continuano ad andare avanti, mentre lui sembra sempre fare una fatica enorme a staccarsi da ciò che è stato; vorrebbe non avere bisogno di nessuno, ma in realtà ha disperatamente bisogno delle persone. Solo che spesso sembra rendersene conto proprio quando rischia di perderle.

Ho ascoltato Vecchie conoscenze su Audible, letto da Pietro Sermonti, e anche questa volta l’ho trovato molto bravo. Riesce a restituire l’ironia e il sarcasmo senza trasformare Rocco nella caricatura del romano burbero e, allo stesso tempo, lascia emergere la parte più stanca e malinconica del personaggio, inoltre, trattandosi di una storia molto popolata, riesce a rendere riconoscibili i personaggi senza trasformare ogni voce in un’esibizione.

Vecchie conoscenze sembra inizialmente riferirsi alle persone che bisogna cercare nel passato di Sofia Martinet per scoprire chi l’ha uccisa, poi, pagina dopo pagina, assume un significato molto più personale, perché forse le persone che conosciamo da più tempo sono proprio quelle sulle quali abbiamo smesso di farci domande e forse non sempre è la cosa giusta da fare.

VECCHIE CONOSCENZE

  • Autore: Antonio Manzini
  • Editore: Sellerio Editore Palermo
  • Pubblicazione: 17 giugno 2021
  • Pagine: 416
0
0