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È inverno e su Milano soffia un vento gelido e insistente che sembra accompagnare tutta la storia.

Tarcisio Ghezzi è impegnato in un’indagine sotto copertura e, travestito da frate, si trova nei pressi di una concessionaria di automobili di lusso quando assiste a un omicidio.

Il proprietario della concessionaria, Andrea Serini, viene freddato da un uomo arrivato apparentemente per regolare un vecchio conto.

Ghezzi tenta di intervenire, ma il travestimento non è esattamente l’abbigliamento ideale per estrarre velocemente una pistola. L’azione finisce male e il poliziotto si ritrova ferito e in ospedale.

Quasi contemporaneamente Carlo Monterossi sta vivendo una serata completamente diversa.

È costretto a partecipare a una cena con uno dei grandi capi dell’azienda televisiva per cui lavora, ennesimo appuntamento con quel mondo di Crazy Love che continua a renderlo ricco e infelice.

Terminata la cena, Carlo si ferma al bar dell’albergo per bere il suo whisky.

Qui incontra Anna Galinda.

È una donna bellissima, elegante, intelligente. Carlo capisce che è una escort, ma quella che potrebbe essere una normale prestazione a pagamento prende una piega completamente diversa.

I due vanno nello studio di Anna, in via Borgonuovo, e invece di fare sesso cominciano a parlare.

Sono due perfetti estranei e forse proprio per questo riescono a raccontarsi cose che difficilmente direbbero a persone conosciute da tempo. Bevono, parlano, si confidano. Alla fine Anna si addormenta sul divano.

Carlo la copre e se ne va.

Sarà l’ultima persona a vederla viva.

Durante la notte qualcuno entra nell’appartamento e uccide Anna in maniera brutale, torturandola e arrivando perfino a bruciarle le impronte digitali.

Quando la polizia comincia a indagare, emergono particolari ancora più strani: della vita di Anna sembra quasi non esistere traccia prima degli ultimi anni.

Chi era veramente?

Perché qualcuno ha voluto non soltanto ucciderla, ma rendere così difficile ricostruirne l’identità?

E soprattutto: esiste un collegamento tra la sua morte e quella di Andrea Serini?

Alcuni indizi sembrano suggerirlo.

Carlo viene inevitabilmente coinvolto nelle indagini ufficiali perché è stato con Anna poche ore prima dell’omicidio. Ma per lui questa volta non si tratta soltanto di togliersi dai guai.

Quella conversazione gli è rimasta dentro.

Ha conosciuto Anna soltanto per poche ore, ma sente di aver intravisto la persona nascosta dietro il ruolo che mostrava agli altri. Sapere che è stata uccisa subito dopo averlo salutato gli provoca un senso di responsabilità irrazionale ma fortissimo.

E soprattutto una rabbia che non riesce a ignorare.

Così Monterossi comincia ancora una volta a indagare, affiancato da Oscar Falcone, mentre Ghezzi, anche durante la convalescenza, continua a seguire il proprio filo.

L’indagine porta verso un passato oscuro, vecchi rapporti, identità che non coincidono con ciò che sembrano e un tesoro che qualcuno credeva definitivamente perduto.

Compare perfino un uomo che dovrebbe essere morto e che sembra essere tornato proprio per riprenderselo.

Poco alla volta Carlo scopre che Anna potrebbe aver vissuto più di una vita e che per capire perché sia morta bisogna ricostruire quella che aveva cercato di lasciarsi alle spalle.

Due omicidi avvenuti quasi contemporaneamente.

Un concessionario di automobili di lusso.

Una escort senza passato.

Un morto che ritorna.

Un tesoro.

E quel vento gelido che continua a soffiare su Milano mentre passato e presente finiscono inevitabilmente per incontrarsi.

Questa volta Monterossi non cerca la verità perché qualcuno vuole uccidere lui.

La cerca per Anna. Ed è per questo che, più che detective per caso, diventa detective per rabbia

Terzo appuntamento con Carlo Monterossi e ormai posso dirlo: mi sono affezionata a lui.

Ma Di rabbia e di vento mi ha restituito un Carlo un po’ diverso da quello che avevo lasciato alla fine di Dove sei stanotte.

C’è sempre l’uomo ironico e disincantato che conosciamo, quello che osserva con una certa insofferenza il mondo dorato al quale appartiene e continua a detestare la televisione che gli ha permesso di diventare ricco. Ci sono Bob Dylan, Oscar, la sua bellissima casa, le comodità di una vita decisamente privilegiata.

Questa volta, però, c’è qualcosa in più.

C’è rabbia.

La morte di Anna lo colpisce profondamente. È entrata nella sua vita soltanto per poche ore, eppure Carlo sente di doverle qualcosa. Forse una spiegazione, forse giustizia, forse semplicemente il diritto a non essere dimenticata.

Ed è questo aspetto che mi è piaciuto particolarmente.

Dietro il sarcasmo di Monterossi si vede sempre meglio l’uomo. Uno che potrebbe tranquillamente occuparsi soltanto di sé stesso e invece, quando incontra un’ingiustizia, non riesce a far finta di niente.

Anche l’atmosfera del romanzo mi è sembrata diversa.

Milano è ancora una volta protagonista, ma questa volta l’ho percepita più fredda, più scura, quasi ostile. Il vento che la attraversa sembra accompagnare l’inquietudine dei personaggi e le diverse anime della città continuano a scontrarsi: ricchezza e povertà, rispettabilità e criminalità, appartamenti lussuosi e locali clandestini.

È una Milano nella quale l’apparenza racconta pochissimo delle persone.

E Robecchi, ancora una volta, si diverte parecchio a togliere loro la maschera.

È proprio questo che continuo ad apprezzare della serie: dietro l’indagine c’è sempre uno sguardo sulla società. Il giallo funziona, le piste si intrecciano e la curiosità di scoprire come siano collegate le diverse vicende resta viva, ma per me il vero piacere continua a essere tutto quello che succede intorno.

I personaggi. I dialoghi. Le contraddizioni. L’ironia.

E naturalmente Monterossi.

Anche questa volta ho scelto l’audiolibro su Audible, ma ad aspettarmi c’è stata una sorpresa: non ho ritrovato Fabrizio Bentivoglio.

Lo ammetto, all’inizio ci sono rimasta un po’ male.

Dopo i primi due romanzi avevo ormai associato completamente la voce di Bentivoglio a Carlo Monterossi. Per me erano diventati quasi inseparabili e trovarmi improvvisamente davanti a un’altra voce ha richiesto un piccolo periodo di adattamento.

Di rabbia e di vento è letto da Gigio Alberti e, superata la prima inevitabile resistenza, devo dire che mi sono abituata e ho apprezzato anche la sua interpretazione.

È una lettura piacevole, efficace, che accompagna bene la storia e i suoi personaggi.

Quanto al romanzo, arrivata al terzo libro, mi sembra che Robecchi stia facendo qualcosa che apprezzo sempre di più: oltre ad inventare nuovi casi per lo stesso protagonista, lascia che Carlo cambi un po’ alla volta.

E forse è proprio questo il motivo per cui ho già voglia di incontrarlo di nuovo.

Perché ormai non voglio soltanto sapere quale sarà il prossimo mistero.

Voglio sapere che cosa succederà a Carlo Monterossi.

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