

LA TRAMA
Debora Camilli ha venticinque anni, vive a Ostia e fa la tassista a Roma. Il suo taxi è Siena 23 e, trascorrendo gran parte delle giornate nel traffico romano, Debora ha sviluppato un’abitudine che si rivelerà molto utile: osservare le persone. I clienti salgono, danno un indirizzo e per qualche minuto entrano nella sua vita. Debora li guarda, li ascolta, registra comportamenti e contraddizioni. È curiosa, intuitiva e decisamente poco incline a farsi gli affari propri. Forse perché, in realtà, guidare un taxi non era affatto quello che immaginava per il proprio futuro; infatti Debora voleva entrare in polizia.
Ma un giorno sul Siena 23 sale una donna destinata a rimettere tutto in discussione, si chiama Monica Costa. È una donna elegante, bionda, appartenente a un ambiente sociale molto lontano da quello di Debora. È sposata con un noto avvocato e quel giorno appare particolarmente agitata. Chiede a Debora di accompagnarla a un indirizzo. Durante il tragitto, però, riceve una telefonata e cambia improvvisamente programma: vuole tornare indietro. Debora la riporta quindi al punto di partenza e Monica entra in un palazzo, chiedendole di aspettarla fuori. Debora aspetta. E aspetta ancora.
Il tempo passa e della cliente nessuna traccia.
Quando Debora scopre che la donna è stata assassinata proprio all’interno dell’edificio nel quale l’ha vista entrare, la vicenda smette immediatamente di essere per lei una semplice notizia di cronaca. È stata probabilmente l’ultima persona ad averla vista viva e Debora comincia a tormentarsi con una domanda: avrebbe potuto accorgersi di qualcosa? Avrebbe potuto impedire quello che è successo?
Il senso di colpa si mescola ben presto alla curiosità e risveglia quella parte di lei che non ha mai veramente rinunciato al sogno di diventare poliziotta. Così Debora decide di indagare. Naturalmente nessuno glielo ha chiesto e soprattutto nessuno le ha dato il permesso di farlo.
È proprio qui che entra in scena Edoardo Raggio, il commissario capo incaricato ufficialmente dell’indagine. Raggio è quasi l’opposto di Debora: è originario del Cilento ma vive e lavora a Roma. Non ha nulla dell’investigatore eroico e impeccabile: è un uomo concreto, segnato da una certa malinconia, riflessivo e molto più abituato di Debora a osservare prima di agire. Lei parte, lui aspetta, lei segue l’istinto, lui cerca le prove, lei entra nelle situazioni senza preoccuparsi troppo di come uscirne, lui prova, non sempre con successo, a contenerla.
Nasce così una coppia investigativa decisamente sui generis: Debora, infatti, dispone di qualcosa che la polizia non ha: il taxi. Siena 23 le permette di muoversi continuamente attraverso Roma senza attirare l’attenzione: può aspettare davanti a un palazzo senza sembrare sospetta, può seguire qualcuno, può ascoltare conversazioni, uò fare domande fingendo di parlare del più e del meno.
E soprattutto appartiene a quel genere di persone che spesso diventano quasi invisibili: tassisti, baristi, camerieri. Persone davanti alle quali si parla senza preoccuparsi troppo della loro presenza.
Quello che sembrava soltanto il mestiere al quale Debora si era adattata dopo la morte del padre diventa così il suo primo vero strumento investigativo. L’indagine la porta dentro un mondo molto diverso dal suo, apparentemente molto più affascinante del suo ma appena Debora comincia a guardare dietro quella facciata scopre una realtà decisamente meno ordinata: relazioni complicate, gelosie, rancori, tradimenti, interessi economici, persone che hanno qualcosa da nascondere.
E man mano che le indagini proseguono, il rapporto con Raggio cambia. Il commissario si rende conto che quella ragazza impulsiva e invadente possiede un istinto investigativo autentico: nota particolari, collega comportamenti, percepisce quando qualcosa non torna e soprattutto non molla. Una qualità preziosa per un’investigatrice, decisamente meno comoda per il commissario che dovrebbe tenerla lontana dall’indagine.
Così quella che era iniziata come un’iniziativa completamente abusiva finisce per trasformarsi in una sorta di collaborazione clandestina. Raggio possiede l’esperienza, il metodo e gli strumenti della polizia, Debora possiede libertà di movimento, intuito e una notevole capacità di infilarsi dove non dovrebbe.
Si aprono così tra piste che sembrano promettenti e poi cambiano direzione, segreti familiari e persone che raccontano soltanto la parte di verità che conviene loro, Debora arriva progressivamente sempre più vicina alla soluzione.
Ed è qui che mi fermerei, perché L’ora di punta riserva tante sorprese.
La recensione
Debora Camilli è stata una bella sorpresa. Ha venticinque anni, guida un taxi, vive con una famiglia che contribuisce parecchio al caos della sua esistenza e possiede un talento quasi naturale per trovarsi esattamente dove non dovrebbe, è impulsiva, curiosa, testarda, qualche volta maldestra e soprattutto incapace di lasciar perdere. E proprio per questo funziona; Nora Venturini non costruisce una detective infallibile: Debora sbaglia, interpreta male alcune situazioni, si lascia trascinare dall’istinto e prende iniziative che un vero poliziotto probabilmente eviterebbe. Ma osserva e soprattutto guarda le persone. Mi sembra questo il tratto più interessante del personaggio. Il taxi è quasi un piccolo osservatorio sull’umanità e mi è piaciuta molto anche questa idea di trasformare il taxi in uno strumento investigativo.
Mi è piaciuto soprattutto il contrasto tra Debora e la Roma bene nella quale la morte di Monica Costa la costringe a entrare. Debora non appartiene a quel mondo e proprio per questo lo guarda senza soggezione: le belle case, il denaro e la rispettabilità non la impressionano più di tanto. E molto presto scopriamo insieme a lei che una facciata perfettamente ordinata può nascondere una quantità considerevole di disordine.
Poi c’è Edoardo Raggio; credo che una buona parte della riuscita del romanzo dipenda dalla coppia che forma con Debora: Raggio abbassa il volume quando Debora lo alza. Lui è riflessivo dove lei è impulsiva, è metodico dove lei improvvisa, ha l’esperienza che Debora non possiede, mentre lei ha una libertà e una freschezza che lui inevitabilmente ha perso. E la cosa interessante è che nessuno dei due annulla l’altro, poco alla volta imparano a riconoscere ciò che l’altro sa fare meglio.
Mi piace anche che Nora Venturini non appesantisca troppo il romanzo che risulta essere un giallo brillante, nel quale l’indagine convive con la commedia, la famiglia di Debora, Roma e i continui piccoli disastri provocati dalla protagonista.
Ci sono molti dialoghi e parecchie scene che è facile visualizzare. Il giallo in sé mi è sembrato ben costruito soprattutto perché non è immediatamente prevedibile. Nora Venturini distribuisce sospetti e possibilità senza perdere il tono leggero della storia e conserva alcune sorprese per la conclusione.
Ma, arrivata alla fine, mi sono resa conto che ciò che mi interessava maggiormente non era soltanto sapere chi avesse ucciso Monica Costa; volevo sapere cosa sarebbe successo a Debora. E penso che questo sia un ottimo segnale per un romanzo che inaugura una serie.
Io ho ascoltato L’ora di punta su Audible, nella versione letta da Ludovica Di Donato che mi è piaciuta veramente tanto. In un romanzo come questo la voce conta moltissimo perché una parte consistente del piacere della storia nasce dai dialoghi, dalla capacità di dare le voci ai vari personaggi con gli accenti più diversi (napoletano, romano, veneto, emiliano) dal ritmo degli scambi e dalla bravura nell’interpretare e rendere voci maschili e femminili. Ludovica Di Donato riesce a dare personalità ai personaggi, accompagna molto bene l’ironia e rende naturale quella componente romana che attraversa il romanzo senza farla diventare una caricatura.
Alla fine L’ora di punta mi è sembrato soprattutto un giallo che non ha bisogno di essere cupo per funzionare: c’è un delitto, c’è un’indagine, ci sono segreti e bugie, ma ci sono anche Roma, una famiglia rumorosa, un commissario malinconico e soprattutto una ragazza che pensava di aver rinunciato al lavoro che desiderava.
L’ORA DI PUNTA
- Autore: Nora Venturini
- Editore: Mondadori
- Anno edizione: maggio 2017
- Pagine: 300 p