

LA TRAMA
Una strada di montagna nei dintorni di Aosta, una bicicletta e un uomo morto. Quando Rocco Schiavone arriva sul posto, tutto sembrerebbe indicare un incidente stradale: un ciclista investito da un’auto il cui conducente non si è fermato a prestare soccorso. Il morto è Paolo Sanna, ha circa cinquant’anni e vive da qualche tempo in Valle d’Aosta. Potrebbe essere uno dei tanti casi nei quali bisogna individuare un pirata della strada. Ma a Rocco qualcosa non torna. Gli accertamenti confermano presto i suoi sospetti: quello che sembra un incidente potrebbe essere stato costruito per sembrarlo. Da quel momento non si tratta più soltanto di capire chi abbia investito Paolo Sanna ma anche chi lo voleva morto. La vittima è il primo vero mistero dell’indagine: Sanna disponeva di parecchio denaro, eppure non risulta svolgere un lavoro che possa giustificarlo; negli anni ha vissuto in diverse città del Nord Italia, cambiando periodicamente residenza; ovunque ha adottato lo stesso comportamento: pochi rapporti, amicizie mai troppo profonde, relazioni sentimentali senza conseguenze, contatti ridotti con i familiari. Paolo Sanna ha trascorso buona parte della propria vita cercando di non lasciare tracce. Nella casa di Sanna viene trovato un elemento che rende il mistero ancora più fitto: un taccuino. Dentro ci sono nomi, numeri e sigle che apparentemente non significano nulla. Schiavone e la sua squadra cominciano così a ricostruire una vita che sembra essere stata deliberatamente smontata pezzo per pezzo dal suo stesso proprietario. E, andando indietro, arrivano molto lontano, fino agli anni della giovinezza di Sanna quando un gruppo di ragazzi molto affiatati avevano condiviso esperienze e sogni. Ma qualcosa, in quegli anni ha spezzato il gruppo e alcuni di loro hanno cercato di seppellirla insieme alla propria giovinezza. L’indagine prosegue muovendosi continuamente tra presente e passato. Rocco deve rintracciare le persone che conoscevano Sanna allora, capire cosa ricordano e soprattutto stabilire quanto di ciò che raccontano corrisponda alla verità. Perché dopo tanti anni i ricordi diventano strani oggetti, qualcuno dimentica davvero, qualcuno modifica inconsapevolmente ciò che è accaduto e qualcuno, invece, ha ottime ragioni per mentire. A questo punto entrano in gioco altre persone e soprattutto un episodio per il quale si è reso necessario un patto del silenzio. Poco alla volta emerge una storia che non riguarda più soltanto Paolo Sanna e ogni persona interrogata aggiunge un frammento, ma contemporaneamente complica il quadro.
E mentre Rocco cerca di riportare alla luce il passato di Paolo Sanna, il suo presente comincia improvvisamente a preoccuparlo molto di più. C’è infatti Sandra Buccellato. La giornalista è da tempo una presenza particolare nella sua vita. Il loro rapporto non è mai diventato qualcosa di semplice o facilmente definibile, anche perché Rocco ha trascorso anni a mantenere una parte di sé saldamente ancorata a Marina, la moglie uccisa. Ma Sandra scompare. E ciò che inizialmente potrebbe sembrare soltanto un’assenza comincia ad assumere contorni sempre più inquietanti. Rocco si scopre preoccupato in un modo che probabilmente non avrebbe voluto ammettere nemmeno a sè stesso e inizia a sentire la paura di perdere di nuovo qualcuno.
Ed è qui che le due storie del romanzo, pur rimanendo distinte, cominciano a parlarsi: da una parte c’è Paolo Sanna, un uomo che ha trascorso decenni cercando di fuggire da qualcosa accaduto quando era giovane, dall’altra c’è Rocco Schiavone, che continua a vivere insieme ai propri morti.
Entrambi, in modi completamente diversi, dimostrano quanto sia difficile stabilire quando il passato sia davvero passato.
L’indagine su Sanna diventa sempre più complessa e conduce Rocco verso una verità nella quale amicizia, ideali, violenza, paura e responsabilità si sono mescolati molti anni prima. Qualcuno ha continuato a vivere, qualcuno ha cercato di dimenticare, qualcuno ha pagato e qualcuno potrebbe aver deciso che, dopo tanti anni, i conti non erano ancora chiusi.
Mi fermo qui perché da questo punto in avanti cominciano le rivelazioni che permettono di interpretare diversamente molti degli elementi disseminati da Manzini nel romanzo. E soprattutto si arriva finalmente a comprendere il significato di quel titolo così particolare: Il passato è un morto senza cadavere.
La recensione
Anche questo libro della serie mi è piaciuto molto; anche questo è un giallo: c’è un morto, c’è un assassino da trovare, ci sono indizi, interrogatori, piste sbagliate e una vicenda che affonda le proprie radici molti anni prima. Ma Antonio Manzini costruisce contemporaneamente un romanzo sul peso di ciò che non riusciamo a lasciare andare. Paolo Sanna ha provato a farlo in un modo estremo: ha cambiato città, abitudini e relazioni, ha vissuto cercando quasi di cancellare la propria presenza. Eppure non è servito. Perché possiamo allontanarci dai luoghi nei quali è accaduto qualcosa, smettere di frequentare le persone che erano con noi e costruirci persino un’altra vita, ma questo non significa necessariamente che ciò che è successo abbia smesso di esistere.
Ed è impossibile non vedere il parallelo con Rocco: Schiavone non fugge dal passato anzi fa esattamente il contrario, se lo porta dietro. Marina continua a essere presente nella sua vita attraverso i pensieri e le conversazioni immaginarie che Rocco ha con lei. È uno degli aspetti che rendono questo personaggio molto più interessante del semplice poliziotto scorbutico, insofferente alle regole e perennemente arrabbiato con il mondo.
Rocco sa benissimo che Marina è morta, il problema è capire quanto spazio sia disposto a concedere ai vivi. Ed è qui che Sandra assume un’importanza particolare. La sua scomparsa costringe Rocco a guardare qualcosa che forse preferirebbe ignorare: gli importa di lei. E se una persona diventa importante, può farci male, può andarsene, può morire, può diventare un’altra assenza da aggiungere a quelle che già ci portiamo dietro.
Trovo interessante che Manzini metta un uomo apparentemente così duro davanti a una paura molto semplice e molto umana: ricominciare ad amare significa accettare nuovamente il rischio di perdere.
Poi c’è l’indagine, come sempre articolata e ben sviluppata, il meccanismo funziona, la storia è intrigante.
Mi è piaciuto anche il contrasto tra i ragazzi che quei personaggi erano stati e gli adulti che sono diventati, gli ideali della giovinezza, osservati a distanza di decenni, possono sembrare ingenui. Ma le azioni compiute in nome di quegli ideali possono lasciare conseguenze tutt’altro che ingenue.
Manzini entra così anche nel territorio della responsabilità. Quanto tempo deve passare perché una colpa possa considerarsi estinta? Il pentimento basta? E soprattutto: dimenticare è la stessa cosa che essere perdonati? Il romanzo non dà risposte semplici e ho apprezzato anche questo.
Ho ascoltato Il passato è un morto senza cadavere su Audible, nella versione letta da Pietro Sermonti. Mi è piaciuto. Ha letto bene. In questo caso la voce deve gestire un compito non semplicissimo, perché il romanzo è lungo e soprattutto contiene molti personaggi, dialoghi e continui passaggi tra l’indagine e la dimensione personale di Rocco. Sermonti riesce a dare ritmo alla storia senza caricare eccessivamente l’interpretazione. E credo che con Schiavone sia importante. Rocco ha già una personalità talmente forte sulla pagina che non ha bisogno di una voce che cerchi continuamente di sottolinearne il sarcasmo o la malinconia.
La lettura accompagna bene il testo e, una volta entrata nel ritmo della storia, l’ascolto procede con naturalezza. Alla fine, però, più dell’indagine e persino della sua soluzione, a me resta il titolo.
Perché forse Manzini sta parlando di qualcosa che riguarda tutti, non soltanto Paolo Sanna o Rocco Schiavone. Il passato è morto perché non possiamo più modificarlo, ma non ha un cadavere da seppellire e quindi continua a comparire nei ricordi, nelle scelte, nelle paure, nelle persone che non riusciamo a lasciare andare.
Possiamo trascorrere anni cercando di dimenticarlo, come Paolo Sanna, oppure possiamo continuare a parlargli, come fa Rocco con Marina ma prima o poi arriva una domanda dalla quale nessuno dei due può scappare: quanto del nostro presente siamo disposti a sacrificare per continuare a vivere nel nostro passato? Ed è questa, più ancora del giallo, la domanda che mi porto via dal romanzo.
IL PASSATO E’ UN MORTO SENZA CADAVERE
- Autore: Antonio Manzini
- Editore: Sellerio Editore Palermo
- Anno edizione: ottobre 2024
- Pagine: 576 p