

LA TRAMA
Milano è in pieno fermento. L’Expo 2015 sta trasformando la città nella vetrina internazionale che vuole essere e, contemporaneamente, il Salone del Mobile riempie strade, locali e appartamenti di architetti, designer, feste ed eventi.
Anche a casa di Carlo Monterossi c’è una festa.
In mezzo alla confusione degli invitati compare però un ragazzo orientale in evidente stato confusionale. Non ricorda – o dice di non ricordare – chi sia, non vuole assolutamente che venga chiamata la polizia e ha una caratteristica che rende tutto ancora più strano: somiglia in maniera impressionante a un celebre architetto giapponese, una delle star del momento.
Carlo cerca di capire cosa gli sia successo e perché sia finito proprio nel suo appartamento.
Ma il giorno dopo il giovane è scomparso.
E non è l’unica sorpresa.
Quando Monterossi torna a casa trova l’appartamento completamente devastato. Qualcuno lo ha perquisito da cima a fondo ed è evidente che non si trattava di un semplice furto: stava cercando qualcosa.
Qualcosa che Carlo potrebbe avere senza nemmeno sapere cosa sia.
La faccenda diventa rapidamente molto più pericolosa. Dietro quella ricerca ci sono persone disposte a uccidere e Monterossi capisce di essere diventato contemporaneamente una possibile vittima e l’unico che può provare a ricostruire ciò che è accaduto.
Questa volta, però, restare nella sua confortevole casa milanese non è più possibile.
Carlo deve sparire.
La sua fuga lo porta nel quartiere Corvetto, una Milano che conosce pochissimo e che fino a quel momento per lui era quasi soltanto il nome di un’uscita della tangenziale.
Qui incontra un mondo completamente diverso da quello delle feste, delle archistar e dell’Expo.
C’è una comunità latinoamericana, ci sono persone che vivono ai margini, gang e piccoli criminali, ma anche una straordinaria rete di solidarietà.
Carlo incontra Francisco, detto El Papa, e Carmen, anziana coppia sudamericana attorno alla quale si organizza una sorta di “Resistencia”: un gruppo capace di aiutare chi rischia di essere schiacciato dalla burocrazia, dalla clandestinità o semplicemente dalla propria condizione sociale.
E proprio in questa Milano che normalmente resta invisibile Carlo trova gli alleati di cui ha bisogno.
Nel frattempo la polizia indaga e Tarcisio Ghezzi segue la vicenda dal versante ufficiale, mentre sulle tracce di Monterossi si muove anche un assassino professionista decisamente determinato.
Carlo passa così dalla parte del privilegiato che osserva il mondo alla parte di chi deve nascondersi, fuggire e affidarsi agli altri per sopravvivere.
E mentre cerca di capire chi fosse davvero il ragazzo comparso alla sua festa e soprattutto che cosa abbia portato inconsapevolmente dentro casa sua, scopre una città divisa in mondi che convivono senza quasi incontrarsi e scopre l’amore vero.
Da una parte la Milano dell’Expo, degli eventi e delle archistar.
Dall’altra quella del Corvetto, degli immigrati, dei documenti, delle difficoltà quotidiane e di persone capaci però di costruire una solidarietà molto più concreta di quella proclamata nei salotti.
In mezzo, ancora una volta, c’è Carlo Monterossi; questa volta non soltanto investigatore improvvisato; è anche preda.
La recensione
Dopo Questa non è una canzone d’amore avevo voglia di ritrovare Carlo Monterossi.
E Dove sei stanotte mi ha confermato che continuerò volentieri a frequentarlo.
Anzi, questo secondo incontro mi è piaciuto forse ancora di più del primo, perché ormai conosco Carlo, il suo mondo, il suo sarcasmo, Bob Dylan, il suo rapporto di amore e insofferenza con Milano e soprattutto quella sua capacità di ritrovarsi coinvolto in situazioni assurde mantenendo uno sguardo quasi divertito su ciò che gli accade.
Anche questa volta Robecchi costruisce un giallo, ma continuo ad avere la sensazione che il delitto sia quasi un magnifico pretesto per raccontare altro.
Prima di tutto, Milano.
Qui la città è ancora più presente. C’è quella che vuole mostrarsi al mondo in occasione dell’Expo: internazionale, moderna, elegante, piena di eventi, architetti celebrati e persone importanti. E poi ce n’è un’altra, molto meno fotografata, fatta di periferie, immigrati, lavori precari, persone invisibili e vite che ogni giorno devono trovare un modo per andare avanti e qui Carlo trova l’amore vero.
Robecchi passa continuamente dall’una all’altra e lo fa senza retorica. Non divide il mondo tra buoni e cattivi e soprattutto non sembra interessato a impartire lezioni. Osserva. E poi lascia lavorare la sua arma migliore: l’ironia.
Un’ironia intelligente, a volte feroce, che colpisce soprattutto quando prende di mira certe assurdità del nostro modo di vivere, il bisogno di apparire, il linguaggio costruito per rendere straordinario ciò che spesso è semplicemente normale.
E io questo modo di scrivere lo trovo irresistibile.
Mi piace anche il fatto che Monterossi non abbia praticamente nulla dell’investigatore tradizionale. Non è un uomo d’azione, non possiede capacità eccezionali e, potendo scegliere, probabilmente preferirebbe starsene tranquillamente a casa ad ascoltare Bob Dylan.
Eppure non riesce a voltarsi dall’altra parte.
Dietro il suo disincanto c’è una sensibilità che emerge proprio quando incontra persone molto lontane dal suo mondo. Carlo ha soldi, una bella casa e una vita privilegiata, ma sembra sentirsi spesso più a proprio agio con chi vive ai margini che con l’ambiente patinato al quale dovrebbe appartenere.
Ed è forse questa contraddizione a rendermelo così simpatico.
La storia, intanto, corre. Le vicende inizialmente sembrano procedere ognuna per conto proprio, poi lentamente cominciano ad avvicinarsi e quello che appariva casuale acquista un significato. C’è tensione, ci sono morti, pericoli e personaggi tutt’altro che rassicuranti, ma Robecchi riesce comunque a non perdere mai quella leggerezza che ormai considero la sua cifra.
E poi, per me, c’è ancora una volta Fabrizio Bentivoglio.
Ho ascoltato Dove sei stanotte su Audible e ormai faccio fatica a immaginare Carlo Monterossi con una voce diversa dalla sua.
Bentivoglio si riconferma azzeccatissimo.
Ha trovato il ritmo perfetto per la scrittura di Robecchi: le pause, il sarcasmo, le battute dette quasi di sfuggita, quel tono tra il divertito e il disincantato che rende Monterossi Monterossi. Non interpreta in maniera invadente: sembra semplicemente abitare la storia.
E quando un audiolibro riesce a creare questa sintonia tra autore, personaggio e voce narrante, ascoltarlo diventa un piacere particolare.
Alla fine di Dove sei stanotte mi sono accorta che ormai il giallo è quasi diventato secondario rispetto al piacere di entrare nuovamente nel mondo creato da Robecchi.
Voglio sapere cosa succederà a Carlo, certo.
Ma soprattutto voglio tornare a sentire cosa avrà da dire sul mondo.
E fortunatamente mi aspettano ancora parecchi Monterossi.
- Autore: Alessandro Robecchi
- Editore: Sellerio Editore Palermo
- Anno edizione: marzo 2015
- Pagine: 345 p